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Per altri storici, e non ci sono argomenti sufficienti per negarlo, che Sgurgola risalirebbe , se non come nucleo organizzato, almeno come luogo sporadicamente già abitato, all'età cupro-Utica, o della pietra e del rame che diventa il segno della nuova forma di civiltà. Ciò potrebbe trovar conferma nel fatto che centocinquanta anni fa, circa, fu rinvenuto, in una grotta venuta alla luce nei pressi dello scalo ferroviario, in seguito a lavori di sterro, forse fatto proprio per l'impianto della ferrovia, uno scheletro umano, che si può osservare oggi nel museo Pigorini, in Roma. Tale scheletro presenta nella parte anteriore del cranio (frontale e mandibola inferiore) delle tinteggiature di ocra, colorazione certo antichissima. Nello stesso luogo, insieme con lo scheletro furono rinvenuti anche: un vaso fittile, un martello litico forato a capo e penna, un pugnale di rame, di tipo arcaicissimo e sedici cuspidi di frecce di selce, di cui due colorate di cinabro e una di bronzo, tutte a triangolo isoscele, con gambo. A giudizio degli esperti in materia, scheletro e supellettile risalirebbero con probabile approssimazione all'età eneolitica, tra i duemila o i millecinquecento anni av. C. E non e il solo caso. Più volte per le varie zone del territorio ci sono stati imprevisti rinvenimenti di ossa umane in seguito a lavorazione dei terreni e accanto alle ossa, venuti alla luce cuspidi di brecce, arnesi vari, vasi fittili di diverse forme e dimensioni, purtroppo ridotti in mille frantumi sotto il piccone di ignari coloni, o sotto la pressione del vomere(Es. il testo di una scritta a caratteri greci incisi su lastra marmorea, dissotterrata con l'aratro da un contadino, mentre arava il suo campo in contrada " Colli „). Il nucleo abitativo storico del paese, aggrappato intorno ad un elevato e solitario sperone roccioso, dominato dalla rocca, è limitato a nord dalla via Valle fredda, “vallis frigida” oggi via Garibaldi, probabilmente con riferimento all’esposizione geografica del luogo, ed a sud da via S.Giovanni, e rappresenta una entità a sé stante, separata dal moderno agglomerato urbano, dal quale si distingue per aver conservato, anche se aggiornata ai tempi, la sua primitiva fisionomia medievale, con le strade strette, a gradinata, ricavate nella roccia dello sperone di cui seguono l’andamento altimetrico, dal transito difficoltoso per il sensibile dislivello del loro percorso. A parte la rilevanza strategica dei luoghi, il paese godeva e gode di un clima temperato, per essergli ignoti il freddo rigoroso come il caldo eccessivo, mentre a sud lo ripara dai venti la montagna della catena dei monti Lepini, ricca di vegetazione, che si erge alle sue spalle. Dall’alto della rocca, all’osservatore si apre un’ampia visuale panoramica e l’occhio, nel suo lento spostarsi, scopre città e castelli dalla storia millenaria, affacciati sulla valle del Sacco, già percorsa dal cartaginese Annibale e, tra gli invasori barbarici, anche dal goto Ricimero, che nel 500 d. C. con le sue orde avrebbe distrutto la splendida e grandiosa villa romana denominata “Villa Magna”. L’amena posizione del castello, immerso nella tranquilla solitudine, oltre che la suggestiva bellezza della località, indussero lo spagnolo Arnaldo da Villanova, medico personale del papa Bonifacio VIII, a trasferirvisi, lasciando la città di Anagni, per trascorrervi l’estate dell’anno 1301. Fu durante la sua permanenza nel castello, del quale era divenuto titolare Pietro Caetani, che Arnaldo da Villanova, il quale alloggiava nella parte alta della rocca, scrisse l’opera medica “regimen sanitatis”, che, tornato ad Anagni, presentava al Papa insieme al rimedio ideato e realizzato in tale soggiorno per alleviare le sofferenze procurate al papa dal “mal della pietra”.
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Le origini del nome " SGURGOLA", pare trovi la sua fondata giustificazione in due ipotesi:
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Il castello di Sgurgola rimaneva pertanto affidato all’autorità ecclesiastica fino all’anno 1158, epoca in cui venne concesso in feudo a Gualgano Conti. Il castello si svincola così dal governo ecclesiastico, e vive autonomamente secondo le consuetudini rispettate dal feudatario. Nel 1253 a Gualgano gli succede il figlio Corrado il quale muore nel 1278 lasciando il castello in eredità ai suoi successori. Da qui ha inizio la frammentazione di Sgurgola, suddivisa e contesa tra eredi e proprietari minori. In questo lungo periodo si susseguirono aspre lotte e congiure, e solo a seguito dell’intervento del Papa Bonifacio VIII prima e Clemente V poi, che nel 1314, Pietro Caetani prendeva possesso del castello e della rocca. Cessava dunque definitivamente la signoria della famiglia dei Conti ai quali si sostituiva quella del casato dei Caetani. Costoro lo tennero fino al 1484, quando GianFelice Caetani ne fu spogliato da Prospero Colonna. Grazie ad una sentenza del 1548, Onorato Caetani discendente di GianFelice e suo figlio, furono reintegrati del possesso di Sgurgola, ma solo per un sesto.
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Nel 1253 era in possesso dei Conti di Ceccano. Da questi fu venduto ai Torelli, che a loro volta la cedettero nel 1319 ai Caetani. Dal XV secolo in poi fu possesso dei Colonna. Sul sigillo e raffigurata l'immagine del santo martire protettore del luogo (San Leonardo) |
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LO STEMMA ARALDICO: Le origini dello Stemma che caratterizza il Comune di SGURGOLA risalgono all'epoca medioevale. Non a caso nello scudo è rappresentata una torre di due piani con merli alla ghibellina (ossia con la parte superiore a forma di V) che testimonia la presenza di un castello. Il guerriero sulla cima della torre vuole rappresentare la natura bellicosa degli abitanti del paese e lo spirito coraggioso dei suoi regnanti. Lo stemma è stato concesso al Comune di Sgurgola nel lontano 1929, settimo anno dell’era fascista, ed esattamente il 4 luglio. Il Sindaco si chiamava ancora PODESTA’ e per ottenere il simbolo di Sgurgola è stato necessario consultare il Commissario del Re presso la Commissione Araldica. li nuovo stemma è stato poi, dopo l’approvazione della Giunta Permanente Araldica, iscritto nel Libro Araldico degli Enti Morali. A noi è giunto l’originale di questo importante e prezioso documento in cui compare la descrizione dello stemma, che ci pregiamo di riportare qui:
Lo stemma, descritto con precisione, è incluso nello Statuto Comunale e ne costituisce parte integrante. |
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